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Lui & Lei

Elisa e Laura con il clistere


di Tinny
10.08.2026    |    1.203    |    8 9.9
"Poi, guardandola negli occhi, le dissi scherzosamente che, dato che aveva appena fatto un clistere, avrei dovuto controllare se il suo condotto anale fosse libero..."
Mi chiamo Luca, ho 24 anni, e quello che sto per raccontarvi è successo all'inizio di luglio.
Dopo una brutta influenza ero rimasto completamente privo di forze. Avevo ricominciato a mangiare, ma il mio intestino sembrava essersi bloccato del tutto. Era ormai passata una settimana senza che riuscissi ad andare di corpo e il gonfiore cominciava a diventare davvero fastidioso.
Mia madre, dopo aver tentato senza grandi risultati con tisane, frutta e qualche lassativo leggero, decise di chiamare la sua migliore amica, Laura. Sapendo che soffriva periodicamente dello stesso problema, immaginavamo che avesse una certa esperienza con i clisteri domestici e potesse consigliarci o darci una mano.
Quel pomeriggio il campanello suonò. Quando aprii la porta mi trovai davanti Laura... e accanto a lei sua figlia Elisa. Le conosco entrambe da una vita: Laura è spesso a casa nostra ed Elisa è stata la mia amica d'infanzia e di adolescenza, oltre che di molte vacanze passate insieme, complice anche il fatto che i nostri genitori sono entrambi separati. Potrei considerarle come una seconda mamma e una sorella.
Laura ha 54 anni, è una bella donna alta, mora e dal fisico ancora molto sportivo. Elisa ha due anni più di me, ne ha 26, ed è una ragazza dai capelli rossi che ha ereditato la stessa corporatura atletica della madre. L'unica evidente differenza sta nel seno: se Laura ha una seconda di reggiseno, Elisa sfoggia una quarta decisamente generosa.
«Sono venuta con la mia aiutante!» esclamò Laura sorridendo.
La cosa mi mise subito in un forte imbarazzo. Già non ero entusiasta all'idea del clistere; sapere che c'era anche Elisa rendeva tutto immensamente più difficile. L'idea di parlare della mia stitichezza e di trattamenti intestinali davanti a lei mi creava un forte disagio.
Laura mi spiegò con calma che, dopo un'influenza e diversi giorni passati a letto, era del tutto normale che l'intestino diventasse pigro. Aggiunse che a casa loro i clisteri erano una consuetudine salutare: sia lei che Elisa ne facevano uno almeno una volta al mese per purificarsi. Indicando il borsone che la figlia teneva in mano, specificò persino che si erano attrezzate con strumenti quasi professionali.
Parlava con una naturalezza disarmante ed Elisa, oltre ad annuire, insisteva sui benefici e sull'aspetto curativo della pratica. Dopo aver elogiato ancora un po' questa procedura, Laura mi suggerì di andare in camera mia per poter fare il tutto comodo e sdraiato sul letto.
Mi incamminai verso la stanza seguito da Laura, mia madre ed Elisa. La presenza di quest'ultima anche in camera mi mandò del tutto in confusione: pensavo avesse aiutato la madre a portare la borsa e che poi sarebbe rimasta ad aspettare in soggiorno. Anche se non avevo mai fatto un clistere prima d'ora, la dinamica mi era abbastanza chiara: sarei rimasto con il culo scoperto. Io ed Elisa non ci eravamo mai visti nudi in età adulta. In costume sì, persino in intimo durante un campeggio estivo di anni prima, ma mai completamente nudi.
Una volta in camera, Laura ed Elisa aprirono il borsone e iniziarono a preparare l'occorrente. Erano davvero ben equipaggiate. A un certo punto, Laura si rivolse a me con un tono deciso ma rassicurante:
«Per evitare di macchiare i vestiti, togliti pantaloni e mutande. Tieni solo la maglietta e arrotolala un po' su.»
Arrossii vistosamente. Elisa era a pochi metri da me, intenta a versare il liquido nella sacca del clistere. Speravo davvero che, una volta iniziato il trattamento, sarebbe uscita. Se mi fossi spogliato mi avrebbe visto privo di vestiti per la prima volta da uomo adulto; l'ultima volta per così dire era successo quando avevamo sette o otto anni in piscina, ma a quell'età ci si fa poco caso alla nudità.
Notando che mia madre non sembrava per nulla perplessa dalla situazione, feci come richiesto. Mi sfilai la tuta, mi tolsi rapidamente gli slip e mi gettai a pancia in giù sul letto. Poi mi sollevai la maglietta, mettendo in vista il culo. Almeno in quella posizione evitavo di mostrare il pisello, ed essendo a pancia in giù non dovevo incrociare gli sguardi di Laura ed Elisa.
Pensavo di essermela cavata, ma Laura intervenne dicendomi che sarebbe stato meglio posizionarsi su un fianco. Mi chiese di stendermi sul lato sinistro e di piegare le ginocchia verso il petto. Obbedii, ma l'imbarazzo aumentò vertiginosamente.
Da quella posizione vedevo mia madre defilata in un angolo per lasciar lavorare l'amica. Elisa, invece, si era posizionata ai piedi del letto, le mani appoggiate alla spalliera. Per un istante i nostri sguardi si incrociarono mentre lei fissava le mie parti posteriori. Forse il davanti era nascosto, ma il mio culo e il mio ano erano in perfetta evidenza.
Laura si sedette accanto a me sul letto: con una mano reggeva la cannula e con l'altra mi divaricò una chiappa, esponendo del tutto l'ano. I suoi movimenti furono delicati: applicò un leggero massaggio con un dito per facilitare l'ingresso del beccuccio e, poco dopo, sentii il liquido tiepido scorrere lentamente nel retto che si riempiva.
Terminata l'operazione, Laura sfilò il beccuccio e passò lo strumento ad Elisa, che lo appoggiò sul comò. Pensavo che il momento peggiore fosse passato, e invece Laura aggiunse:
«Ok, adesso girati a pancia in su.»
Mi voltai supino, tenendo le gambe piegate e ben strette nel tentativo di nascondere il pene dallo sguardo di Elisa, che era rimasta in fondo al letto. Ma Laura, con un gesto naturale e deciso, mi divaricò le gambe dicendomi di mantenerle aperte. Ora il mio cazzo, sebbene moscio, era completamente esposto agli sguardi di entrambe. La situazione era surreale: non mi sarei mai aspettato di ritrovarmi così di fronte a due donne di famiglia.
Laura iniziò a massaggiarmi la pancia per favorire l'effetto della soluzione, mentre con l'altra mano mi teneva le gambe divaricate, finendo inevitabilmente per sfiorarmi il pene. Anzi, più volte lo prese delicatamente tra le dita per spostarlo a destra o a sinistra. Le sue mani erano calde e la sensazione che ne derivava era inaspettatamente piacevole.
Rimasi immobile e in silenzio, cercando disperatamente di non fissarle per evitare che il mio corpo tradisse un'erezione. Soltanto per un attimo i miei occhi incrociarono quelli di Elisa: era lì che osservava attentamente il mio cazzo.
Dopo quattro o cinque minuti, l'effetto dello stimolo si fece sentire con impeto. Mi alzai di scatto e corsi in bagno, accorgendomi mentre mi mettevo in piedi che il mio pene stava cominciando a reagire con una mezza erezione.
Raggiunsi la tazza del WC giusto in tempo per far partire la prima liberatoria scarica. Nel frattempo, mia madre, Laura ed Elisa tornarono in soggiorno, lasciandomi un po' di privacy.
Dopo qualche minuto sentii bussare leggermente alla porta.
«Tutto bene?» chiese la voce di Elisa.
«Sì... più o meno» risposi.
Aprì la porta senza mostrare il minimo imbarazzo.
«Mia madre mi ha detto di venire a controllare se ti servisse qualcosa e se stesse andando tutto bene.»
«Tutto ok, finalmente mi sto svuotando» risposi.
Elisa si portò una mano al naso con una smorfia divertita:
«Si sente! C'è un odore tremendo, è meglio aprire subito la finestra altrimenti qui si sviene.»
Entrò nel bagno, spalancò la finestra e, invece di uscire, si appoggiò al lavandino. Con un'incredibile disinvoltura, come se fossimo al bancone di un bar, iniziò a chiacchierare raccontandomi che tra un mese sarebbe andata finalmente in ferie e che non vedeva l'ora di partire per il mare.
La sua presenza a così stretta distanza mi provocò una forte carica eccitante: eravamo soli in bagno, io nudo e lei a pochi passi. Decisi di osare per vedere come avrebbe reagito.
Terminato il bisogno, tirai lo sciacquone, mi alzai e sfilai anche la maglietta, rimanendo completamente nudo. Il mio cazzo era ormai in mezza erezione; mentre mi spogliavo mi posizionai in modo da metterlo ben in mostra di fronte a lei, lasciando che sotto il suo sguardo l'erezione si completasse secondo dopo secondo. Poi mi infilai nella cabina doccia. Lei non fece il minimo cenno di volersene andare.
Restò lì, appoggiata al lavandino, osservando ogni mio singolo movimento mentre l'acqua cominciava a scivolare sul mio corpo nudo e sul mio pene eretto. Sotto il getto dell'acqua l'imbarazzo si dissolse del tutto, lasciando il posto a un intimo gioco di sguardi. Impugnai il pene e con naturalezza cominciai a insaponarmi la verga, facendoci scivolare sopra la mano.
Sentirla così vicina, intenta a fissarmi con attenzione mentre mi insaponavo, creò una tensione erotica incredibile. Conclusa la doccia, mi asciugai e mi rivestii sempre sotto il suo sguardo vigile. Poi rientrammo in soggiorno come se nulla fosse accaduto.
Rimanemmo ancora una mezz'ora a chiacchierare tutti insieme, finché Elisa e Laura si alzarono e si congedarono.
Rimasto solo con mia madre, usai la scusa che l'intestino richiedeva un'altra pausa e corsi di nuovo in bagno, chiudendomi la porta a chiave. Tolsi pantaloni e mutande, impugnai il mio cazzo ancora in forte erezione e iniziai a masturbarmi intensamente, ripensando al tocco delle mani di Laura e allo sguardo di Elisa posato sul mio pisello. Nel giro di pochi secondi esplosi in un orgasmo travolgente, scagliando diversi zampilli sul vetro della doccia davanti a me.
Nei giorni successivi la situazione migliorò leggermente, ma non del tutto. Una settimana dopo il problema si ripresentò, seppur in forma meno acuta.
Mia madre sospirò: «Meglio non aspettare che peggiori nuovamente.»
Così prese il telefono e chiamò di nuovo Laura.
Da un lato l'idea mi elettrizzò all'istante, perché la mia mente corse subito agli eventi della settimana precedente; dall'altro, tuttavia, fui assalito da un'ondata d'ansia: temevo che questa volta il mio cazzo potesse andare in erezione non appena mi fossi calato i pantaloni davanti a Laura e, soprattutto, davanti a mia madre.
Durante la telefonata sentii che le due donne si stavano accordando anche per andare a fare un po' di shopping insieme al centro commerciale subito dopo la procedura, approfittando dell'inizio dei saldi estivi. Laura voleva un parere su un abito che aveva adocchiato un mese prima. Concordarono di vedersi per il primo pomeriggio, ma dalla conversazione non fui in grado di capire se con Laura sarebbe venuta anche Elisa.
Verso le tre del pomeriggio il campanello suonò. Quando aprii la porta trovai sia Laura che Elisa. Il cuore mi fece un balzo nel petto: provai una miscela intensa di gioia e agitazione.
«Ormai siamo una squadra di pronto intervento!» esclamò Laura ridendo non appena varcata la soglia.
Pur restando un contesto decisamente stuzzicante, sapevo cosa aspettarmi e cercai in ogni modo di concentrarmi su pensieri astratti per mantenere il controllo. Ci spostammo in camera mia come la volta precedente e la procedura si svolse nello stesso identico modo. Per fortuna, sforzandomi di distrarre la mente, il mio pene rimase a riposo.
Mentre ero di nuovo in bagno a gestire gli effetti del trattamento, mia madre mi parlò da dietro la porta socchiusa:
«Io e Laura andiamo al centro commerciale qui vicino e torniamo tra un paio d'ore. Elisa ha deciso di rimanere qui a farti compagnia e nel frattempo sta sistemando l'attrezzatura in camera tua.»
Rimaniamo dunque soli io ed Elisa.
Dopo qualche minuto la sua voce risuonò dal corridoio:
«Sai... è avanzata un po' di soluzione. Mia madre dice sempre che sprecarla è un peccato. Mi faccio un clistere al volo anch'io, così non buttiamo via nulla. Visto che ogni tanto ne ho bisogno anch'io, tanto vale approfittarne.»
Rimasi per un attimo in silenzio, senza capire esattamente cosa stesse accadendo o cosa dovessi aspettarmi.
Passarono soltanto pochi minuti quando la porta del bagno si spalancò di colpo. Elisa entrò precipitosamente e la sua vista mi tolse il fiato: indossava soltanto un leggero reggiseno che sosteneva magnificamente le sue tette generose. Il suo viso era arrossato e lo sguardo lucido per l'urgenza dello stimolo. Tenendosi una mano appoggiata alle chiappe nel tentativo disperato di trattenersi, era completamente nuda dalla vita in giù. Tutto avvenne così rapidamente che non ebbi nemmeno il tempo di mettere a fuoco la sua intimità e vedere la sua figa.
«Fammi spazio, ti prego! Mi scappa tantissimo, non ce la faccio più!» esclamò quasi senza fiato.
In un istante ebbi appena il tempo di arretrare e allargare le gambe che ci ritrovammo seduti insieme sullo stesso WC. La vicinanza viscerale dei nostri corpi, la pelle calda a contatto e i respiri corti e affannati crearono un'atmosfera d'incredibile tensione erotica. Il mio cazzo si irrigidì istantaneamente in una forte erezione, premendo contro la sua schiena. Elisa non poteva non sentirlo, data la stretta aderenza dei nostri corpi. Sentire il calore dei suoi fianchi appoggiati ai miei spazzò via ogni residuo di pudore.
Quando entrambi terminammo di svuotarci e ci alzammo, ci guardammo negli occhi e scoppiammo a ridere. Per la prima volta potei osservare nitidamente la sua figa: era completamente depilata, mettendo in risalto le labbra carnose di una profonda sfumatura rosea.
Mi sfilai la maglietta rimanendo integralmente nudo, con il pene ben dritto che non accennava a cedere. Aprii il getto della doccia senza staccarle gli occhi di dosso, contemplando ogni singolo centimetro delle sue forme: le curve generose delle sue tette e un culo formoso e invitante, che chiedeva solo di essere toccato.
Elisa ricambiò il mio sguardo con malizia. Portando le mani dietro la schiena, sbloccò il gancio del reggiseno e lo lasciò cadere a terra. Come avevo notato, il suo seno era una prosperosa quarta misura, coronato da aureole chiare e capezzoli piccoli ma turgidi e ben evidenziati, a pochi centimetri da me.
Senza dire una parola entrammo insieme nella cabina doccia. Sotto il getto d'acqua ogni remora crollò definitivamente. Le mie mani, scivolose di sapone, cominciarono ad accarezzare la sua pelle bagnata seguendo le linee del suo corpo, mentre lei si stringeva a me. Iniziammo a baciarci con foga; poi scesi con le labbra lungo il suo collo fino a raggiungere il seno, baciandolo e leccandone i capezzoli rigidi. Scesi ancora, sfiorando l'ombelico, fino a raggiungere la sua figa.
Cominciai a leccarla e a baciarla intensamente; Elisa mi guidava tenendomi la testa con la mano e premendola contro di sé, lasciandosi andare a gemiti sonori che riempivano il bagno. Dopo poco inarcò la schiena, travolta da un lungo orgasmo.
Mi rimisi in piedi per baciarla di nuovo, ma fu lei a prendere l'iniziativa: si inginocchiò sul piatto doccia e cominciò a leccare l'asta del mio cazzo e a stimolare con cura i testicoli. Poi accolse il pene in bocca, regalandomi un pompino travolgente, muovendo la lingua con grande maestria sul glande. Sentivo il piacere salire rapidamente verso l'apice, ma non volevo che finisse così presto. La fermai delicatamente e le chiesi di alzarsi.
Ci baciammo ancora, mescolando i nostri umori, mentre cercavo di guadagnare qualche secondo per ritardare la finale e riprendere il pieno controllo. Poi, guardandola negli occhi, le dissi scherzosamente che, dato che aveva appena fatto un clistere, avrei dovuto controllare se il suo condotto anale fosse libero.
Elisa capì al volo l'allusione: si voltò e si piegò leggermente in avanti, divaricando le gambe. Impugnai il mio cazzo e lo inserii delicatamente dentro di lei. Iniziai con movimenti lenti per poi aumentare gradualmente il ritmo, guidati entrambi da un piacere intenso e condiviso. Raggiunsi un orgasmo potente, eiaculando a fondo all'interno del suo ano.
Esausti, ci stringemmo in un abbraccio sotto l'acqua. Per fortuna riuscimmo a riordinare il bagno e a darci una rapida rinfrescata prima del ritorno di mia madre e di Laura.
Quando rientrarono trovarono la casa perfettamente in ordine.
«Tutto bene?» chiese mia madre al suo rientro.
Io ed Elisa ci scambiammo uno sguardo d'intesa.
«Tutto risolto, finalmente mi sono svuotato del tutto» risposi, lanciando ad Elisa un'occhiata maliziosa.
Elisa si rivolse a sua madre chiedendole se alla fine avesse acquistato l'abito. Laura rispose di sì ed estrasse dalla borsa un vestito estivo leggero di colore beige. Aggiunse che, sebbene mia madre le avesse assicurato che le stesse bene, desiderava un ulteriore parere sulla vestibilità lungo i fianchi.
Mia madre le suggerì di provarlo subito per mostrare il risultato anche a noi. Senza alcuna esitazione, Laura si sfilò la maglietta e sbottonò i pantaloni lasciandoli cadere a terra, rimanendo in intimo di fronte a noi. Indossava un reggiseno semplice e un tanga molto striminzito: la linea del suo culo era impeccabile e il ridotto triangolo di stoffa sul davanti lasciava ben poco all'immaginazione, rivelando anche per lei una depilazione totale della sua figa.
Quella vista improvvisa risvegliò il mio pene, che ricominciò gradualmente a irrigidirsi.
Una volta infilato l'abito, Laura ci chiese come le stesse. Concordai con mia madre: le fasciava il corpo nei punti giusti valorizzando la sua figura. Elisa confermò che le stava benissimo e che sarebbe stato perfetto per le vacanze al mare del mese successivo.
Poi, rivolgendosi a noi, Elisa propose: «Luca, perché non venite anche voi al mare con noi?»
Mia madre rispose che le sarebbe piaciuto molto, ma che purtroppo le sue ferie sarebbero iniziate soltanto a settembre. Poi però si voltò verso di me e mi suggerì di andare comunque con loro, dicendo che una settimana di mare mi avrebbe fatto bene.
Accettai senza esitare: oltre alle scopate che mi attendevano con Elisa, nella mia mente cominciava a farsi strada anche il desiderio di spingermi oltre con Laura.

Se vi è piaciuto lasciate un commento, e ditemi se è meglio trombarmi solo Elisa, oppure…….

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